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Luigi Broglio, padre dell’astronautica italiana, profeta del tricolore nello spazio, ingegnere aerospaziale, grand’ufficale al merito della Repubblica.
A lui sono dedicate le due basi di lancio da cui è partito ogni congegno italico diretto verso l’infinito e oltre.
Nel 1964 dalla base Luigi Broglio di Malindi, Kenya, raggiunge la sua orbita il San Marco 1, il primo citrullo spaziale italiano capace di anticipare di dieci mesi il lancio dei concorrenti francesi.
In seguito, nel 1975, l’ex aeroporto militare di Trapani-Milo diventa una base di lancio per palloni stratosferici. Resterà in attività fino al 2010.
Alla morte di Luigi Broglio, nel 2001, gli verrà dedicata.
Le cose all’inizio non sembrano promettere bene: la pista di decollo del preesistente aeroporto viene immediatamente mutilata per permettere il percorso dell’autostrada A29, Alcamo-Trapani, 48 anni di lavori e adeguamenti, tuttora priva di aree di servizio e distributori di carburante.
Fortunatamente per base di Trapani-Milo lo spazio non è un problema, è una destinazione. 90 ettari sono bastati per lanciare migliaia di palloni stratosferici, alcuni dei quali con capacità impressionanti, fino a 1.100.000 di m3, il diametro del Colosseo.
Ne parla in una divertente intervista Paolo G.Calisse, astronomo globetrotter che ha lavorato nelle Canarie o al Polo Sud e collaborò durante gli anni ’80 ad alcuni lanci dalla base Luigi Broglio.
Ricorda con orgoglio un periodo in cui la struttura di Trapani-Milo non sfigurava al cospetto di altre basi di lancio più famose come McMurdo in Antartide o Timmins, Canada. Da una piccola control room vennero seguiti lanci transmediterranei e transatlantici. Toccava poi recuperare l’attrezzatura di registrazione scientifica al termine del volo come racconta Calisse rievocando un percorso tra i rovi andalusi. Anche oggi in Sicilia un gruppo di appassionati radiamatori si diverte a recuperare i trasmettitori dei radiosondaggi che l’aeronautica militare lancia due volte al giorno dal vicino aeroporti di Trapani Birgi.
Figaro, Pallas, Argo, Phoswich, Birba, Baby sono i nomi di alcune missioni partite dalla base Luigi Broglio. I palloni, destinati a raccogliere dati per giorni consecutivi toccavano l’altezza di 30 km, un confine da cui non si può fuggire senza esplodere. Dalla Sicilia nulla ha mai raggiunto lo spazio. Dalla stratosfera cui erano destinati i palloni, ad un’altezza in cui è impossibile respirare, con temperature di 60 gradi negativi, è possibile abbracciare con lo sguardo l’intera isola ma non è possibile proseguire oltre. Il cielo è ormai nero, le stelle già visibili ma da qui non si può scappare.
La base di lancio palloni stratosferici “Luigi Broglio” ha cessato la sua attività nel 2010, ora è un centro di identificazione ed espulsione migranti in cui è impossibile uscire o entrare.
Se ne parla sporadicamente quando i detenuti, sedati a secchiate di psicofarmaci, riescono a provocare un incendio capace di arrivare a pagina 5 nelle cronache dei giornali.
Non sappiamo davvero cosa venne lanciato dalla base di Trapani-Milo in 45 anni di attività. L’Italia, al pari di ogni altro stato moderno, ha un servizio di intelligence, e l’uso a fini di spionaggio dei palloni sonda è sia cronaca recente che storia di qualsiasi esercito.
Base spaziale Luigi Broglio 
Luigi Broglio, padre dell’astronautica italiana, profeta del tricolore nello spazio, ingegnere aerospaziale, grand’ufficale al merito della Repubblica.
A lui sono dedicate le due basi di lancio da cui è partito ogni congegno italico diretto verso l’infinito e oltre.
Nel 1964 dalla base Luigi Broglio di Malindi, Kenya, raggiunge la sua orbita il San Marco 1, il primo citrullo spaziale italiano capace di anticipare di dieci mesi il lancio dei concorrenti francesi.
In seguito, nel 1975, l’ex aeroporto militare di Trapani-Milo diventa una base di lancio per palloni stratosferici. Resterà in attività fino al 2010.
Alla morte di Luigi Broglio, nel 2001, gli verrà dedicata.
Le cose all’inizio non sembrano promettere bene: la pista di decollo del preesistente aeroporto viene immediatamente mutilata per permettere il percorso dell’autostrada A29, Alcamo-Trapani, 48 anni di lavori e adeguamenti, tuttora priva di aree di servizio e distributori di carburante.
Fortunatamente per base di Trapani-Milo lo spazio non è un problema, è una destinazione. 90 ettari sono bastati per lanciare migliaia di palloni stratosferici, alcuni dei quali con capacità impressionanti, fino a 1.100.000 di m3, il diametro del Colosseo.
Ne parla in una divertente intervista Paolo G.Calisse, astronomo globetrotter che ha lavorato nelle Canarie o al Polo Sud e collaborò durante gli anni ’80 ad alcuni lanci dalla base Luigi Broglio.
Ricorda con orgoglio un periodo in cui la struttura di Trapani-Milo non sfigurava al cospetto di altre basi di lancio più famose come McMurdo in Antartide o Timmins, Canada. Da una piccola control room vennero seguiti lanci transmediterranei e transatlantici. Toccava poi recuperare l’attrezzatura di registrazione scientifica al termine del volo come racconta Calisse rievocando un percorso tra i rovi andalusi. Anche oggi in Sicilia un gruppo di appassionati radiamatori si diverte a recuperare i trasmettitori dei radiosondaggi che l’aeronautica militare lancia due volte al giorno dal vicino aeroporti di Trapani Birgi.
Figaro, Pallas, Argo, Phoswich, Birba, Baby sono i nomi di alcune missioni partite dalla base Luigi Broglio. I palloni, destinati a raccogliere dati per giorni consecutivi toccavano l’altezza di 30 km, un confine da cui non si può fuggire senza esplodere. Dalla Sicilia nulla ha mai raggiunto lo spazio. Dalla stratosfera cui erano destinati i palloni, ad un’altezza in cui è impossibile respirare, con temperature di 60 gradi negativi, è possibile abbracciare con lo sguardo l’intera isola ma non è possibile proseguire oltre. Il cielo è ormai nero, le stelle già visibili ma da qui non si può scappare.
La base di lancio palloni stratosferici “Luigi Broglio” ha cessato la sua attività nel 2010, ora è un centro di identificazione ed espulsione migranti in cui è impossibile uscire o entrare.
Se ne parla sporadicamente quando i detenuti, sedati a secchiate di psicofarmaci, riescono a provocare un incendio capace di arrivare a pagina 5 nelle cronache dei giornali.
Non sappiamo davvero cosa venne lanciato dalla base di Trapani-Milo in 45 anni di attività. L’Italia, al pari di ogni altro stato moderno, ha un servizio di intelligence, e l’uso a fini di spionaggio dei palloni sonda è sia cronaca recente che storia di qualsiasi esercito.












