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sica
Rec.

Se sono siciliani perché cantano napoletano?
Risponde un cantante in un video di YouTube: i carrettini delle granite avevano sempre le cassette di musica napoletana e quindi quella è diventata la musica della strada.
Ha risposto in un certo senso Pino Scotto, cantante del gruppo heavy metal Vanadium: la musica andava cantata in inglese, noi eravamo di Rozzano, cantando in un’altra lingua siamo riusciti a vendere più in Germania che in Italia.
Risponde infine Franco Nobile: i siciliani vogliono i neomelodici e l’artista di Catania costa meno di quello di Napoli.

Franco Nobile lavora come manager alla Seamusica, la più importante casa discografica che opera nel mercato siculo dei neomelodici.
È stata fondata nel 1979 e nel corso di più di quarantanni non si è mai spostata dal mercato siciliano. È passata dalle filastrocche licenziose destinate alle bancarelle dei torroni al ben più complicato mondo della musica napoletana, più ricco di sfumature, a tratti cupe.

Fu Toni Bruni il primo artista siciliano a fingersi napoletano, ma è una biografia che va letta con clemenza visto che a Napoli si trasferì a vivere e infine a morire.
La generazione che fece la differenza fu quella successiva: il siracusano Carmelo Zappulla e, soprattutto, il catanese Gianni Celeste.
Recententemente alla sua settima giovinezza grazie alla memificazione di “povero gabbiano”, Gianni Celeste è il capostipite di un’ispirazione ancora romantica e provenzale: pene d’amore ma anche strazi della carne.

Le cose si complicano quando la musica neomeoldica napoletana più recente dilaga anche negli argomenti dei testi: la mai taciuta strada, la lealtà per i guaglioni, la vita infame, la latitanza, il carcere.
A cantare, infine, in un amalgama di vanterie, realtà e finzione, sono finalmente arrivati i parenti stretti di gente che al carcere c’è finita davvero e un paio di star hanno iniziato a scontare i domiciliari. L’etichetta Q Factor Music di Augusta viene sequestrata in qualità di bene mafioso nell’autunno del 2022.

Una legione di biografie malamente impone il paragone con un’altra cultura, quella dei narcocorridos messicani. In una fraintesa appartenza al lato oppresso della legge anche qui si dedicano, si cantano e si immortalano le vite al limite degli uomini d’onore, in cicli arturiani che regrediscono fino alle chansons de geste medievali.

Qui indagheremo un mercato che è sopravvissuto e sopravvive in mercati paralleli ai like e ai subscribe dei social, senza dimenticare che i video più visti della Seamusica hanno più di 30 milioni di visualizzazioni.

Seamusica Rec.  MDN

Se sono siciliani perché cantano napoletano?
Risponde un cantante in un video di YouTube: i carrettini delle granite avevano sempre le cassette di musica napoletana e quindi quella è diventata la musica della strada.
Ha risposto in un certo senso Pino Scotto, cantante del gruppo heavy metal Vanadium: la musica andava cantata in inglese, noi eravamo di Rozzano, cantando in un’altra lingua siamo riusciti a vendere più in Germania che in Italia.
Risponde infine Franco Nobile: i siciliani vogliono i neomelodici e l’artista di Catania costa meno di quello di Napoli.

Franco Nobile lavora come manager alla Seamusica, la più importante casa discografica che opera nel mercato siculo dei neomelodici.
È stata fondata nel 1979 e nel corso di più di quarantanni non si è mai spostata dal mercato siciliano. È passata dalle filastrocche licenziose destinate alle bancarelle dei torroni al ben più complicato mondo della musica napoletana, più ricco di sfumature, a tratti cupe.

Fu Toni Bruni il primo artista siciliano a fingersi napoletano, ma è una biografia che va letta con clemenza visto che a Napoli si trasferì a vivere e infine a morire.
La generazione che fece la differenza fu quella successiva: il siracusano Carmelo Zappulla e, soprattutto, il catanese Gianni Celeste.
Recententemente alla sua settima giovinezza grazie alla memificazione di “povero gabbiano”, Gianni Celeste è il capostipite di un’ispirazione ancora romantica e provenzale: pene d’amore ma anche strazi della carne.

Le cose si complicano quando la musica neomeoldica napoletana più recente dilaga anche negli argomenti dei testi: la mai taciuta strada, la lealtà per i guaglioni, la vita infame, la latitanza, il carcere.
A cantare, infine, in un amalgama di vanterie, realtà e finzione, sono finalmente arrivati i parenti stretti di gente che al carcere c’è finita davvero e un paio di star hanno iniziato a scontare i domiciliari. L’etichetta Q Factor Music di Augusta viene sequestrata in qualità di bene mafioso nell’autunno del 2022.

Una legione di biografie malamente impone il paragone con un’altra cultura, quella dei narcocorridos messicani. In una fraintesa appartenza al lato oppresso della legge anche qui si dedicano, si cantano e si immortalano le vite al limite degli uomini d’onore, in cicli arturiani che regrediscono fino alle chansons de geste medievali.

Qui indagheremo un mercato che è sopravvissuto e sopravvive in mercati paralleli ai like e ai subscribe dei social, senza dimenticare che i video più visti della Seamusica hanno più di 30 milioni di visualizzazioni.